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Colloquio di lavoro

Colloquio di lavoro: 3 domande chiave e come rispondere

Colloquio di lavoro: che domande mi faranno? Come devo rispondere?
Sono questi i pensieri che passano per la mente quando si sa di dover sostenere un colloquio di lavoro per una posizione lavorativa.

Ovviamente non puoi sapere tutto ciò che il selezionatore ti chiederà, ma uno dei consigli per Vincere al Colloquio di Selezione è sicuramente quello di preparare le risposte alle domande che probabilmente ti faranno.

Un’idea di ciò che potranno chiederti immagino già te la sarai fatta o comunque nella tua esperienza nel mondo del lavoro sicuramente avrai notato delle domande che ti sono state poste a tutti i colloqui che hai sostenuto.

Per questo oggi voglio aiutarti a rispondere a 3 domande chiave che sicuramente ti verranno fatte ad un colloquio di lavoro e che molto spesso ne determinano l’esito.

Colloquio di lavoro: Perché l’azienda dovrebbe assumerti?

Questa è la prima classica domanda che ti voglio segnalare.

Il selezionatore attraverso questa domanda vuole capire perché potresti essere utile all’azienda, che valore aggiunto avrebbe una tua assunzione e quali caratteristiche personali reputi ideali per ricoprire il ruolo.

Ora vuoi sapere come rispondere a questa domanda?

Il mio consiglio è sottolineare i punti di forza del tuo profilo non in assoluto ma relativamente alla ricerca in corso, ovvero le competenze che possiedi per svolgere al meglio la mansione e le caratteristiche individuali che si avvicinano a quelle della persona ideale che stanno cercando.

Colloquio di lavoro: Quali sono i tuoi punti di debolezza?

Così come ti verranno chiesti i punti di forza, molto probabilmente la domanda successiva riguarderà quelli che consideri dei punti di debolezza.

Fare la parte del super-candidato perfetto non ti servirà a niente. Anzi potrebbe essere molto controproducente ai fini della buona riuscita del colloquio.

Ognuno di noi ha aspetti in cui deve migliorare, non solo professionalmente ma anche dal punto di vista personale e sociale.

Per questo ti consiglio di rispondere in maniera sincera, citando aspetti sui quali stai lavorando per crescere in modo da dimostrare anche la volontà di migliorarti.

Nel far riferimento ad alcune debolezze, attenzione che non siano troppo invalidanti rispetto alla posizione per cui ci si sta candidando. Se ti manca una caratteristica importante per il ruolo è meglio sorvolare.

Colloquio di lavoro: Dove ti vedi tra 5 – 10 anni?

Terza domanda che, nella mia decennale esperienza ho fatto e ho visto fare in tantissimi colloqui di selezione, riguarda la prospettiva lavorativa futura.

La risposta a questa domanda varia a seconda della propria esperienza.

C’è differenza tra le ambizioni di un neolaureato e quelle di chi ha già una significativa esperienza professionale alle spalle.

Il consiglio che do in questi casi è dare una risposta quanto più realistica possibile. Inutile mostrare aspirazioni irraggiungibili o comunque di difficile realizzazione. Meglio dare l’impressione di avere obiettivi concreti sia nel breve che nel lungo periodo.

Queste sono solo tre delle domande che molto probabilmente ti verranno fatte a un colloquio di lavoro.

I consigli che hai letto qui sono stati approfonditi nel libro Vincere al Colloquio di Selezione che ho scritto proprio per dare una mano a chi è alla ricerca di lavoro.

Troverai tanti spunti e consigli interessanti per ottenere il lavoro che desideri.

Ti assicuro che, seguendo ciò che ho condiviso con te nel mio libro, vedrai risultati sorprendenti in brevissimo tempo.

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A presto!

Usi Facebook come un ragazzino o come un adulto?

Quando si parla di lavoro e, nello specifico, della propria immagine professionale non si può fare a meno di dare un’occhiata ai social network.

Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin (giusto per nominare i più noti) non sono solo piattaforme per comunicare e condividere, ma sono delle vere e proprie vetrine, attraverso le quali gli utenti si mostrano al mondo.

Non importa che loro ne siano o meno consapevoli, i social network offrono uno spaccato sulle nostre vite. Ovviamente non si tratta di uno spaccato reale e preciso, ma sempre e comunque filtrato. Da un lato, infatti, è filtrato dalla natura stessa del social network: Marshall McLuhan quando diceva “il medium è il messaggio” intendeva proprio che il veicolo che utilizziamo per inviare una comunicazione influenza la comunicazione stessa. Dall’altro lato è filtrato dall’utente, colui che seleziona e decide cosa pubblicare e con quale modalità.

Derrick DeKerkove, allievo dello stesso McLuhan, parla di società trasparente, ovvero una società nella quale teoricamente chiunque può sapere tutto di tutti, semplicemente con una connessione ad internet.

Proprio a questo riguardo, voglio farti una domanda: tu che immagini offri sui social network?

È una immagine congruente alla tua figura professionale o al ruolo professionale a cui ambisci?

Te lo chiedo, perché ho potuto notare che oggi come oggi si fa un utilizzo dei social network poco funzionale.

Non dico un uso sbagliato, assolutamente, ma un uso che non aiuta l’utente ad ottenere ciò che si desidera.

Ti faccio subito un esempio pratico: il neolaureato che su LinkedIn pubblica il suo impeccabile curriculum, mentre su Facebook posta foto di serate in discoteca, mentre su Twitter scrive battute su quanto è insoddisfatto.

Un HR che andrà cercare i suoi profili troverà quanto meno una certa incoerenza. Poi andrà a spulciare ciò che pubblica e, con buone probabilità, arriverà a queste conclusioni:

– Passa quasi tutte le sue serata facendo le ore piccole

– Beve molto

– Ha un atteggiamento negativo

Chiarisco un punto fondamentale: non è affatto detto che tutto questo sia vero, dico solo che – alla luce di ciò che il nostro protagonista ha pubblicato – questa è l’immagine che offre di sé.

Magari beve solo il fine settimana e solo una birra, ma nelle foto è sempre ripreso così. Magari è un ottimista e le battute che pubblica sono solo un modo di scherzare. Magari va in discoteca solo un paio di volte al mese, ma le foto che pubblicano sono solo questo.

Chi lo osserva non può saperlo e non può fare a meno di farsi un’idea dal materiale che ha a disposizione.

Capisco Roberto, ma Facebook è una pagina personale, io la utilizzo per scherzare con gli amici!”

Ed è un uso lecito e giusto ma, mi ripeto, poco funzionale.

Eppure basta poco a renderlo di colpo funzionale. Ad esempio, puoi crearti un doppio profilo (uno pubblico e uno per gli amici), così come puoi impostare la privacy in modo che a seconda degli utenti possano vedere o non vedere certi post.

Ma questo è il minimo, il minimo che dovrebbe essere dettato dal buon senso!

Alla luce del fatto che siamo all’interno di una società trasparente e del fatto che sei sempre tu ciò a decidere cosa pubblicare, puoi iniziare ad utilizzare i social network con consapevolezza.

E quale immagine dovresti pubblicare di te?

Ovviamente quella più in linea al modo in cui vuoi essere riconosciuto.

Questo vale tanto se sei alla ricerca di un lavoro, quanto se già svolgi una professione. Un mio amico è un bravissimo commercialista che ha la passione della musica: sulla sua pagina Facebook posta quasi unicamente foto di lui che suona e sai qual è il risultato? Quando qualcuno mi parla di lui dice sempre cose di questo tipo: “E’ proprio un tipo simpatico, ma non lo prenderei mai come commercialista?

E sai perché? Perché dicono che è poco serio!

Ma ti assicuro che non è affatto così, eppure questa è la percezione che gli altri ne hanno.

Alla luce di questo possiamo prendercela con gli altri, lamentandoci che non sanno andare oltre le apparenze. Oppure possiamo accettare questo dato di fatto, e iniziare ad agire di conseguenza.

È un po’ come decidere se usare i social network come un adulto o come un bambino.

Tu cosa preferisci?

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Come superare il colloquio di selezione in 8 semplici mosse

Sei anche tu nella cerchi di quelli che desiderano superare brillantemente il prossimo colloquio di lavoro?

Allora questo articolo fa per te, sia nel caso che ti ritrovi in procinto del primo colloquio, sia nel caso in cui sei un veterano.

Prenditi un po’ di tempo per leggerlo indisturbato, perché quello che scoprirai è in grado di farti fare la differenza.

In primo luogo, devi iniziare a pensare al colloquio di lavoro come ad una tipica situazione di comunicazione. Abbiamo due (o più) persone, l’una di fronte all’altra: anche se ancora non si conoscono, hanno entrambe in mente un risultato preciso – essere in grado di prendere una decisione.

E’ importante che tu tenga ben presente questo elemento; il contrario potrebbe farti cadere nella rappresentazione, troppo frequente, del colloquio di lavoro come una prova o un esame da superare; insomma, una partita che si può vincere o perdere.

E ti assicuro che non affatto così!

Sicuramente, però, si tratta di un appuntamento importante, a cui è opportuno arrivare preparati e sufficientemente sereni. Vediamo quindi come si articola il colloquio e come gestirlo nel migliore dei modi.

Proprio per questo iniziamo a suddividere l’intero processo in 5 fasi:

 

1° fase – Contatto

La prima fase è quella del contatto: il candidato e il selezionatore si incontrano, e instaurano il primo contatto. E’ un approccio globale, dove sguardo, voce e comunicazione non verbale consentono di farsi una prima idea sull’altro.

 

2° fase – Esplorazione

Il selezionatore deve verificare le competenze del candidato e farsi un’idea della sua personalità. Comunque si sviluppi questa fase (con domande, richieste di fare un racconto della tua vita professionale, test attitudinali ecc…) il suo scopo è quello di conoscere nel miglior modo possibile il candidato, nel poco tempo a disposizione. Si tratta della fase chiave del colloquio. A questo punto possono verificarsi due eventi: a) il selezionatore conclude rapidamente il colloquio. Questo significa che non ci sarà alcun seguito positivo; b) il selezionatore comincia a dare al candidato informazioni sul posto di lavoro e sulle attività che comprende.

 

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3° fase – Informazione

Il selezionatore ritiene opportuno fornire informazioni sull’azienda e sul futuro posto e, a sua volta, vuole ulteriori chiarimenti sulle nostre competenze. A partire da questo momento possiamo pensare tranquillamente che l’essenziale è stato detto. Occorre soltanto lasciare al selezionatore tutta la documentazione utile: il curriculum, i nostri lavori o le nostre pubblicazioni e soprattutto, indirizzo e telefono per contattarci!

 

4° fase – Riflessione

In questa fase è importante curare la nostra documentazione, in primo luogo il Cv. E’ quello che rimarrà a parlare di noi e per noi in nostra assenza!

 

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5° fase – Decisione.

Saremo ulteriormente contattati dall’azienda che ci comunicherà l’esito della sua riflessione.

Molti ragazzi alla ricerca di un lavoro credono erroneamente che quando si viene convocati ad un colloquio di lavoro, il gioco è fatto ed il lavoro ottenuto. Purtroppo non è così, anzi, se si riceve la tanto attesa telefonata o mail che ti invita a presentarti per sostenere un colloquio di lavoro, è questo lo step  più importante, durante il quale ti giochi tutto.

 

 

Ovviamente ci sono delle ragioni per le quali un candidato dopo un colloquio di lavoro viene scelto e altri no.

A questo proposito voglio fornirti otto consigli che ti saranno fondamentali.

Sono più di quindici anni che mi occupo di ricerca e sviluppo del personale e, se condivido con te questi consigli, è perché mi sono reso conto che ci sono un sacco di candidati estremamente preparati ma che, per la mancanza di alcune accortezze, non vengono scelti.

E tu potresti essere esattamente la persona che cerca l’azienda a cui stai per rivolgerti. Ma per farlo capire alla perfezione devi seguire queste otto regole.

 

  1. INFORMATI

Nel momento in cui viene fissato l’appuntamento per il colloquio, è fondamentale acquisire informazioni relative all’azienda per cui ti sei candidato, consultando il sito internet, pagine Social per comprenderne dimensioni, settore, attività di business e posizionamento sul mercato. D’altra parte, è utile anche rileggere accuratamente l’annuncio a cui hai risposto e rivedere il proprio cv, onde evitare di farti cogliere impreparato o di rispondere in modo incoerente in fase di colloquio.

 

  1. CONTROLLA L’EMOTIVITÀ E L’ANSIA

A volte l’ansia da colloquio di selezione può inficiare l’esito della nostra performance e farci perdere occasioni importanti. Innanzitutto, essere ben preparati sull’azienda e il ruolo per cui ci si propone (punto 1.)  è un buon punto di partenza per riuscire a mantenere un atteggiamento sereno e positivo. Un altro metodo da utilizzare per scacciare quella terribile ansia che ci assale, può essere simulare un colloquio con un parente o un amico. In ogni caso, il colloquio non va mai visto come un momento in cui si viene giudicati, piuttosto come un’occasione da sfruttare a pieno, per scambiarsi informazioni utili con il selezionatore al fine di capire se sia, o meno, un lavoro adatto a noi. Inoltre, è buona norma non entrare troppo nella propria sfera personale, mantenendo una più discreta distanza professionale.

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  1. SII PUNTUALE

È importante presentarsi presso la sede del colloquio in orario, né con largo anticipo né in ritardo. L’ideale è arrivare massimo 15 minuti prima dell’orario prefissato, per avere la possibilità di ambientarsi, osservando l’ambiente circostante senza creare disturbo. In caso di ritardo, per qualsiasi impedimento, va avvertito il selezionatore: non farlo potrebbe essere percepito come disinteresse e mancanza di rispetto verso chi vi sta aspettando.

 

  1. SII PROFESSIONALE E DINAMICO

Mostrarsi aggressivo o troppo sicuro di sé sono sicuramente atteggiamenti da evitare così come l’essere troppo timoroso o passivo, dando l’impressione di subire il colloquio senza parteciparvi attivamente. Solitamente, invece, sono apprezzati l’atteggiamento professionale e la chiarezza d’idee, che però non devono trasformarsi in rigidità, supportate da un buono spirito di adattamento, dimostrando così di essere persone flessibili (qualità fondamentale per chi è alla ricerca di lavoro).

 

  1. SII COERENTE E NON MENTIRE

Le domande da parte del selezionatore possono vertere su diversi aspetti: dal Cv alle esperienze lavorative, fino ad arrivare alle proprie aspettative, ai propri interessi o all’autovalutazione del proprio carattere. Spesso, inoltre, vengono fatte domande di verifica per tornare su aspetti poco chiari. Dunque è indispensabile non mentire ed essere trasparenti, poiché un selezionatore abituato a gestire un colloquio non ci metterà molto a scoprire le incongruenze, con il solo risultato di apparire insicuri o, peggio ancora, inaffidabili.

 

  1. ASCOLTA CON ATTENZIONE E POI RISPONDI CON CHIAREZZA

Quello che può sembrarti un qualcosa di ovvio come ascoltare e poi rispondere, per tanti ragazzi non lo è, te lo assicuro. Infatti, molto spesso, presi un po’ dall’ansia o dalla voglia di rispondere subito, si finisce per non ascoltare bene la domanda del recruiter o peggio ancora si comincia a parlargli sopra. È necessario ascoltare attentamente le domande che vengono rivolte durante il colloquio, tentando di coglierne in profondità il loro significato e poi successivamente, con tono pacato, un lessico ricco e privo di espressioni dialettali o slang, rispondere in maniera chiarasintetica e centrando bene l’obiettivo senza divagare.

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  1. SCEGLI L’ABBIGLIAMENTO ADATTO

Una delle domande che ci ponete più spesso tramite la nostra pagina Facebook è “cosa è meglio indossare per un colloquio di lavoro?”. Sicuramente il primo impatto è importante e questo dipende anche dal tuo abbigliamento, scegli sempre qualcosa di sobrio, pulito e soprattutto che ti faccia sentire a tuo agio. Ovviamente se dovrai sostenere un colloquio per esempio presso una banca ti consiglio di indossare un abbigliamento più formale come un tailleur, mentre se dovrai farti conoscere ad esempio in un’agenzia pubblicitaria potrebbe essere un punto a tuo favore l’aggiunta di un tocco di estro al tuo outfit.

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  1. DIMOSTRATI CURIOSO

Quasi sempre al termine del colloquio il selezionatore ti chiederà “Ha ulteriori informazioni da chiedere?”. In questo caso è importante dimostrarsi curiosi, esprimendo eventuali dubbi o richiedendo ulteriori informazioni non emerse in precedenza. In un primo momento, poi, è consigliabile non mostrare troppo interesse per la retribuzione, argomento generalmente discusso nei colloqui successivi.

Il colloquio di lavoro è il primo modo per fare una buona impressione sul recruiter, e ricorda non esiste una seconda occasione per fare una prima buona impressione.

Sono certo che questi consigli faranno una grande differenza, riguardano esattamente ciò noi selezionatori guardiamo e cerchiamo nei candidati.

Ma se ancora non ti bastano, ti consiglio di leggere il primo libro in Italia, scritto da un vero HR, che rivela tutti i trucco per superare brillantemente il colloquio di selezione. Clicca qui e inizia il tuo percorso verso il tuo lavoro ideale!

40 anni: perdere il lavoro è un occasione per realizzare i sogni

Diventa sempre più complesso trovare il lavoro dopo i quaranta anni. In fondo a quell’età, come direbbe Dante, siamo un po’ «nel mezzo del cammin di nostra vita»; un punto ben preciso in cui si dovrebbero avere chiare le aspettative per il futuro, e non solo. A questa età si dovrebbe anche iniziare a godere dei frutti del lavoro svolto nei decenni precedenti.

O, almeno, questa è la teoria.

La pratica – forse neppure c’era bisogno di scriverlo – è completamente diversa.
Stando agli ultimi dati Istat, nel nostro bel Paese il tasso di occupazione per la fascia 35-49 anni è calato ulteriormente. Sembra che negli ultimi anni questo trend si stia abbassando sempre più, il che vuol dire che il tasso di disoccupazione per la fascia 35-49 aumenta ogni anno di più.

Quindi cosa si deve fare quando proprio a questa età ci si ritrova senza più un lavoro e privati di un appoggio sotto i piedi?

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A tale riguardo mi ha colpito molto le storie di Giulia, Matteo, Anna, Andrea e Silvia, che hanno saputo rinascere come fenici dalle ceneri della disoccupazione.

Il primo impatto, dichiarano, è una forte sensazione di perdita, come cadere nel vuoto. Per fortuna, però, non si sono lasciati cadere sino in fondo. Per fortuna, durante questo periodo nero, qualcosa ha cominciato a smuoversi, facendosi spazio tra lo sconforto e spingendoli a rialzare il capo.

Non importa avere un nome preciso per questo tipo di reazione: qualcuno lo chiama spirito di sopravvivenza, qualcun altro perseveranza, mentre qualcun altro ancora intelligenza.

Il punto è che qualsiasi nome viene utilizzato, il risultato non cambia: si scopre una nuova forza, si riparte e magari si trova finalmente il coraggio di puntare sulle proprie passioni o realizzare quell’idea dimenticata nel cassetto.

Tanto nella lingua giapponese, così come in greco antico, la parola crisi significa anche opportunità.

«Ho imparato che il cambiamento va accolto e lasciato fluire»,  racconta Silvia Berra, ex psicologa in ambito risorse umane che, dopo essere stata licenziata, oggi si ritrova più realizzata di prima grazie al proprio laboratorio creativo Colors Lab.

«Alcune cose vanno lasciate andare per raggiungerne altre» continua sulla stessa linea Anna Marelli, prima architetto e ora artigiana di prodotti  e gioielli in ceramica decorata e argilla.

Lo stesso discorso vale per Matteo Marinai, che dopo aver perso l’impiego da cuoco si è reinventato chef a domicilio.

«Mi sono detto: se devo rischiare, tanto vale che rischi per conto mio» spiega con una certa nota di orgoglio.

Un discorso simile vale anche per Andrea Capuzzo, che insieme ad altri 4 ex-dipendenti ha ricostruito ex novo l’azienda che li aveva lasciati a spasso.

Non ti sto parlando di persone che si sono arricchite dall’oggi al domani o che hanno avuto la rivelazione della vita. Storie di questo tipo, sul genere “la realizzazione del grande sogno americano” sono più da cinema di Hollywood che inerenti alla vita reale.

Le storie che hai appena letto sono tutte storie made in Italy in cui i protagonisti sono gente comune che, per fare di una necessità una virtù, si sono trasformati in dei guerrieri della quotidianità, che ancora oggi combattono tutti i giorni con costanza per difendere il loro piccolo spazio di felicità.

Se ho voluto condividere con te queste storie è per un motivo molto semplice: questa potrebbe anche essere la tua storia.

Quando ci accade qualcosa di terribile, come perdere il lavoro a quaranta anni, possiamo avere due tipologie di reazione:

Arrenderci, accettando stoicamente la situazione, senza impegnarsi per cambiarla. Oppure impegnandosi senza convinzione, con tentativi poco sicuri e privi di costanza;

Combattere. E quando parlo di combattere non intendo per uno o due giorni, o per uno o due mesi. Intendo combattere con costanza, sino a quando non si giunge alla propria vittoria. Con la convinzione che si ha la capacità di cambiare la situazione e di meritare ciò che si desidera.

Non importa quale siano le condizioni del mercato, o combatti o ti arrendi. E se ti arrendi, puoi trovare tutte le motivazioni possibili, ma ho una brutta notizia per te: sono solo scuse.

Il successo è una creatura molto selettiva: ti mette davanti degli ostacoli e si concede solo a chi ha la forza e l’intelligenza per superarli.

Hai un obiettivo? Hai un sogno? Allora perseguilo!

Ti mancano le competenze o le conoscenze necessarie per raggiungerlo? Non è un problema, le puoi apprendere in qualsiasi momento!

Questo è proprio ciò che mi ha spinto a scrivere il mio libro, Vincere al colloquio di selezione, nel quale rivelo passo dopo passo tutti i segreti che devi conoscere per avvicinarti sempre più al tuo lavoro ideale.

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Come i robot desertificano il mercato del lavoro

Quando si parla di crisi nel settore del lavoro, di solito il dito viene puntato in due direzioni diverse: i robot e il web.

Da un lato, infatti, è indiscusso che dall’avvento della catena di montaggio ad oggi, i robot hanno di fatto sostituito gli esseri umani nell’esecuzione di alcune mansioni.

Dall’altro lato, invece, c’è il web, che ha rivoluzionato completamente il mondo del lavoro, creando nuove dinamiche a volte difficili da comprendere per chi non è un nativo digitale.

Ma la vera colpa è da imputarsi proprio a questi fattori?

Di recente sono uscite un bel po’ di ricerche su questo tema, che aiutano a mettere alla luce e contestualizzare una delle questioni più care ai lavoratori e a chi cerca occupazione.

Proprio di in Canada, meno di un mesae fa, è stata pubblicata una ricerca del Mowat Centre dell’Università di Toronto: entro dieci anni saranno persi in Canada tra 2 e 7,5 milioni di posti di lavoro.

La causa? I robot e l’automazione industriale

Sicuramente la ricerca sconvolge davvero poche persone, che già avevano perfettamente intuito questa dinamica.

Già un Rapporto della Oxford University di qualche anno fa ci aveva messo in guardia: a rischio, questa volta, c’erano la metà dei posti di lavoro in tutto il mondo con la diffusione della robotica non solo nel settore manifatturiero, ma in ogni area produttiva e nel mercato dei servizi soprattutto.

Ma le ricerche non finiscono qui!

Addirittura in una firmata McKinsey si sostiene che non andremo solo in contro ad una disoccupazione tecnologica, ma che alcune professioni tenderanno a scomparire del tutto.

 

Lo stesso discorso compare nel documento pubblicato dal World Economic Forum, “Future Jobs“, dove si stima che l’impatto dell’automatizzazione determinerà una perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro, compensata a sua volta da un guadagno di due milioni di nuovi posti.

Ma è proprio così?

Tutte le ricerche a riguardo hanno un esito così catastrofico?

In realtà è stato ampiamente dimostrato come la perdita di posti di lavoro sarà progressivamente riassorbita negli anni grazie a nuove politiche sociali e del lavoro, nuovi skills orientati al digitale, nuove professioni.

 

Infatti in una recente ricerca del Centre for European Ecnomic Research (Zew) viene messo in evidenza il fatto cche probabilmente solo il 10% dei posti di lavoro è a rischio di sostituzione con i robot.

Il problema però è anche cognitivo: siamo sicuri che sono solo i robot a toglierci lavoro?

Ma chi sono questi robot?

Forse dovremmo allontanarci un attimo dall’immaginario collettivo dei robot umanoidi, degli androidi, e cominciare a pensare che l’automazione è anche software, algoritmi e applicazioni.

 

A rubare il lavoro, insomma, non sono solo le macchine come sempre le abbiamo viste nella catena di produzione industriale classica, ma qualcosa di meno vistoso e molto più astratto: il web e l’interconnessione delle reti.

 

Nel suo recente libro Al posto tuoRiccardo Staglianò indaga il ruolo del web e dell’iperconnettività nella trasformazione dell’economia e del mercato del lavoro. Comprare cd online, o libri e viaggi, è già un esempio di come i posti di lavoro si distruggono per il solo presentarsi dell’innovazione nei servizi.

Non andando più in un negozio come un tempo si faceva, automaticamente si offre un contributo fattivo per chiudere migliaia di attività e distruggere altrettanti posti di lavoro in tutto il Paese e in prospettiva nel mondo intero.

 

Sicuramente niente procede ad una velocità così accelerate come il web e le sue infinite applicazioni! Forse ad una velocità di molto superiore a quella della robotica classica. E a far correre la digitalizzazione del mondo del lavoro sono necessariamente le grandi web company, le “superstar firms” come vengono definite in uno studio pubblicato dal National Bureau of Economic Reserch degli Stati Uniti d’America.

 

La ricerca, condotta da un team di studiosi provenienti da diversi centri universitari e di ricerca (il MIT, l’IZA di Bonn, le Università di Zurigo e Harvard) e basata su dati dello U.S. Economic Census, ha preso in esame i dati finanziari di un gruppo di 700 aziende attive nei settori manifatturiero, dei trasporti, dei servizi, bancario/finanziario, del commercio al dettaglio e all’ingrosso.

Ciò che è emerso è che ad una crescita delle concentrazioni di mercato nelle mani di queste poche grandi aziende segue una diminuzione evidente del reddito da lavoro.

Anche se non li accusa direttamente, porta come esempio proprio le grandi multinazionali del web come Facebook Google: “Il modello suggerisce che le imprese possono raggiungere quote di mercato con un relativamente piccola mano d’opera, come esemplificato da Facebook e Google”.

 

Al crescere dei grandi profitti non corrisponde un aumento proporzionale dei posti di lavoro e dei salari medi. Facebook ha più o meno 17 mila dipendenti nel mondo, mentre i guadagni salgono a più di 8 miliardi di dollari nel 2016.

Dal 2001 a oggi, Google ha acquisito 160 aziende, arrivando a contare 70 mila dipendenti in tutto il mondo e un fatturato di oltre 100 miliardi di dollari.

Con un fatturato simile, 113 miliardi di dollari, la Fiat Chrysler Automobiles (FCA) dà lavoro a 310 mila dipendenti.

 

La grande ricchezza accumulata dalle web company non si riversa verso il basso, anche sotto forma di nuovi posti di lavoro, ma tende a salire verso l’alto, verso investitori e proprietari. Negli anni passati se la quota di ricchezza destinata al lavoro era sei dollari su dieci, oggi siamo sotto i cinque in molti casi e questa soglia tenderà a ridursi secondo i ricercatori del National Bureau of Economic Research.

Più questi giganti crescono, più il mercato del lavoro attorno a loro si desertifica. Il drenaggio continuo di risorse e l’impossibilità di competere sta facendo chiudere imprese e creando un enorme massa di disoccupati o di precari, che in molti casi trovano riparo solo nel settore della gig economy, la già demonizzata “economia dei lavoretti del web”.

 

La domanda allora è: in che modo ci si può barcamenare in un mercato in queste condizioni?

La risposta è molto semplice: formazione.

Siamo stati abituati all’idea che la formazione è semplicemente quella scolastica e universitaria e per molto tempo è davvero stato così. Oggi, invece, questo non basta: la società (e con essa anche il lavoro) si evolve ad una velocità senza precedenti, quindi è più che normale che anche in un anno sono tante le competenze e le abilità da sviluppare per “restare sul pezzo” e non farsi scalzare da professionisti più formati.

Certo, a volte non è facile comprendere bene come cominciare. Per questo vorrei che tu dessi un’occhiata a questo link, perché troverai il primo passo per fare la differenze rispetto ai tuoi concorrenti.

7 cose da sapere se hai più di 40 anni e cerchi lavoro

Ormai non è più una notizia nuova o insolita sentire di persone più che quarantenni alla ricerca di lavoro. A volta si tratta di persone che hanno dovuto abbandonare un lavoro a causa degli effetti della crisi, altre ancora sono persone che trovavano intollerabile il loro precedente ufficio, così lo hanno lasciato. Infine, c’è anche una piccola frazione che appartiene a chi è in cerca del primo impiego.

In tutti questi casi, però, il punto centrale è sempre lo stesso: trovare lavoro.

Ma perché dopo i 40 anni è più complicato collocarsi sul mercato del lavoro?

Il motivo parte da una generalizzazione molto semplice: l’elasticità mentale di una persona di più di quarant’anni non è la stessa di un ventenne. Come ho detto si tratta di una generalizzazione: il più delle volte è vera, ma è ovvio che non può valere per tutti. Ci sono uomini di sessant’anni che sanno essere molto più elastici di un universitario, così come ci sono tanti ragazzi appena laureati che l’elasticità mentale non sanno neppure cosa sia.

Il punto è che oggi il mercato del lavoro è davvero troppo rapido: il bisogno fondamentale è quello di aggiornarsi e di stare al passo con i tempi. A questo riguardo voglio citarti una ricerca che ho letto qualche giorno fa, che dimostrava come i lavori più remunerativi che si faranno tra dieci anni sono privi di un percorso di studio specialistico.

Una persona di quarant’anni che ha trascorso gran parte della sua vita lavorativa nella stessa azienda o con lo stesso ruolo è come se venisse catalogata all’istante. Per questo, quando si trova ad un colloquio con un HR, deve ‘faticare’ molto di più, deve fare uno sforzo per dimostrare di avere elasticità e di non essere cristallizzato nel lavoro che ha svolto precedentemente.

A questo riguardo voglio darti subito due consigli fondamentali:

  • Quando sei al colloquio di selezione mostra la tua elasticità mentale, se non puoi farlo affrontando il tema del lavoro, allora dimostrala parlando delle tue passioni, dei tuoi hobby.
  • Se, invece, non hai una buona elasticità mentale, allora è il momento che tu inizi a dedicarti a migliorare questo aspetto. Se vuoi conoscere il modo più veloce ed efficace lo trovi cliccando qui.

Diciamo che questi due consigli sono la base, la base sulla quale poter poggiare le sette dritte che sto per darti.

Infatti, se hai più di quaranta anni e sei alla ricerca di lavoro, ci sono sette cose che devi assolutamente sapere per ricollocarti nel mercato.

1) Frequenta un corso di specializzazione

Se non hai una specializzazione, ma c’è un settore in cui ti senti più preparato, frequenta un corso breve per conseguire un titolo. Non c’è bisogno di tornare all’Università o pagare un costoso Master: per esempio, hai mai sentito parlare dei MOOC? I Massive Open Online Courses sono dei corsi, aperti e gratuiti disponibili in rete, pensati per una formazione a distanza che coinvolga un numero elevato di utenti.

2) Studia il mercato del lavoro

Che cosa vuole il mercato del lavoro oggi? Quali sono le figure più richieste? Sono queste le domande che dovresti porti, e subito dopo: sono adatto per ricoprire uno di quei ruoli? Che cosa dovrei fare per diventarlo?

3) Impara a tradurre le tue passioni in business

Se ti piace cucinare, o sei bravissimo nel rapportarti con le persone, non liquidarli immediatamente come passatempi. Tutto il mercato dei consumi “di conforto”, la buona cucina di una volta, l’ospitalità domestica per il turismo, stanno ricevendo una spinta enorme. Se invece la tua passione è scrivere, il web offre un vasto spazio anche ai non giornalisti! In breve: individua la tua passione, quello che ti viene bene anche senza sforzo, e cerca di capire se e come potrebbe diventare una fonte di guadagno

4) Crea una rete di contatti

Iscriversi a un social network focalizzato sul lavoro e le carriere aiuta: è un’ottima vetrina, e aiuta a creare i contatti giusti. Ovviamente questo non deve farti perdere di vista i contatti reali, che vanno comunque coltivati.

5) Cerca un mentore

Hai mai sentito parlare dei career coach? Sono figure professionali che hanno la possibilità, riconoscendo il tuo valore, di aiutarti, darti consigli, spronarti. Si tratta di un percorso che aiuta a crescere professionalmente e a credere in se stessi. Non sono soltanto i giovani, ad avere bisogno di coaching!

6) Dimentica le tue vecchie idee sul lavoro

Viviamo in un mondo che sta cambiando in fretta, e per essere al passo devi mettere da parte le tue convinzioni sul posto fisso, il full time, la rigidità di certe abitudini. Se diventi flessibile, tutto diventerà più facile

7) Nei colloqui di lavoro, affronta di petto i pregiudizi sull’età

Se finalmente ottieni un colloquio, cerca di portare l’attenzione sul tuo entusiasmo, sul valore che puoi portare nell’azienda. Questo dovrebbe far passare in secondo piano il fatto che magari il tuo probabile capo ha dieci anni meno di te…

 

 

Lettera di presentazione: dieci cose da scrivere assolutamente

Se c’è una cosa che può affondare completamente l’esito di una presentazione presso un’azienda è la lettera di presentazione. Si tratta, infatti, di uno strumento importante quanto il curriculum vitae.

E deve essere approcciata come ad un supporto efficace, che offre la possibilità di spiegare le ragioni che hanno spinto una persona a candidarsi proprio per quell’azienda e proprio per quel ruolo.

E’ uno spazio dedicato esplicitamente alla comunicazione discorsiva con l’Azienda e perciò deve essere sfruttato il più efficacemente possibile.

Il problema è che molto spesso un buon CV, che magari entusiasma chi l’ha selezionato, rischia di essere completamente inficiato da una lettera di presentazione non scritta per bene.

La cosa davvero interessante è che le regole per la sua stesura sono le stesse che devono essere utilizzate nel CV: sintesi, chiarezza e un corretto italiano scritto.

Ma perché è importante dedicare del tempo anche alla stesura della lettera di presentazione? La lettera di presentazione accompagna il CV e completa la candidatura e non possiamo sapere se il selezionatore leggerà prima questa o prima il CV.
In entrambi i casi, è importante essere coscienti del fatto che in quelle righe c’è tutta la nostra motivazione: leggendo la lettera prima, il selezionatore dovrà essere incuriosito e procedere con la lettura del Curriculum; leggendola dopo il CV, invece, dovrà essere definitivamente convinto della bontà della candidatura e quindi chiamarci per un colloquio.
Nella lettera possiamo spiegare perché ci stiamo candidando, a partire da quando siamo disponibili a lavorare o ad essere contattati per colloqui e dire perché quello che abbiamo imparato e su cui abbiamo lavorato può essere utile all’Azienda (oltre che a corrispondere ai requisiti richiesti nell’annuncio di lavoro). Ecco perché viene definita indifferentemente lettera di presentazione o di motivazione: non deve essere un’auto-introduzione, né un commento al Curriculum (che è già allegato!)

Proprio per questo voglio condividere con te le dieci cose fondamentali che devi tenere a mente quando la scrivi.

  1. INDIRIZZA LA LETTERA ALLA PERSONA CHE LA LEGGERÀ

Ogni qual volta è possibile inizia la tua lettera di presentazione indirizzandola al tuo destinatario. Se è una persona fisica usa “Egr. Dott./ Avv.” “Gent.le Dott.ssa/Avv.” ecc, se invece ti stai rivolgendo ad un’azienda “Spett.le XY …Ufficio del Personale”.

  1. INDICA LA TUA POSIZIONE, IL TUO RUOLO O TITOLO 

E questo perché risulta inutile inserire nome e cognome che, poi saranno contenuti in calce.

  1. INDICA LA FINALITÀ CHE TI PORTA A SCRIVERE

Perché stai scrivendo? Cosa vuoi? Qui devi essere molto incisivo, chiaro e sintetico. “Scrivo per candidarmi per la posizione…” “Sono interessato all’annuncio XY…

  1. SCEGLI ILTONO E LO STILE CHE VUOI DARE

Utilizza uno stile che non sia troppo formale, quasi da risultare freddo come un “fax” né uno stile troppo informale (come se stessi scrivendo ad un tuo amico). Adotta uno stile professionale (che non significa usare un linguaggio eccessivamente forbito) e fai comunque trapelare sempre la tua personalità.

  1. PERCHÉ VUOI QUEL LAVORO?

Dopo le informazioni principali da inserire, non devono mancare le motivazioni che hanno portato alla candidatura per quella determinata posizione e perché si desidera di essere selezionati.  Spiega come sei venuto a conoscenza di quell’azienda e di quella posizione per la quale ti stai candidando (a meno che la tua non sia una candidatura spontanea). Parla anche di persone che lavorano o hanno lavorato lì tramite le quali sei arrivato a conoscere l’azienda.

  1. COLLEGA LE TUE ABILITÀ E COMPETENZE A QUELLO CHE RICHIEDE L’AZIENDA

Perché ti senti all’altezza di lavorare per quell’azienda, o di ricoprire quello specifico ruolo? Usa poche frasi per spiegare e soprattutto per colpire chi legge che sei la persona giusta per quel posto. Hai già lavorato per lo stesso settore? Hai già ricoperto la stessa posizione per la quale ti stai candidando? Se sì, usa qui queste informazioni, includendo le eventuali simili esperienze e le tue abilità specifiche.  Se, invece, non hai mai lavorato in quel determinato settore o ricoperto quello specifico ruolo, spiega come potresti adattare le tue competenze al lavoro da loro richiesto per essere comunque la loro scelta.

  1. IMPARA A VENDERE TE STESSO

Non fare un elenco di titoli di studio, per quello ci sarà il cv. Metti in evidenza magari giusto la tua Laurea, ma sempre relazionandola a ciò che chiede l’azienda per cui ti stai candidando. Non bisogna ripetere le stesse informazioni contenute nel Cv, ma integrarle mettendo in luce i propri punti di forza, sottolineando quanto questi siano indispensabili per ricoprire la posizione richiesta.

  1. CONCLUSIONI

In questa parte dedicata perlopiù ai saluti con una semplice frase, ribadisci brevemente e direttamente ciò che vuoi e mi raccomando non dimenticare la firma!

  1. CORREGGI LA TUA LETTERA DI PRESENTAZIONE

Non inviare mai la tua lettera di presentazione senza averla prima riletta attentamente più e più volte e magari fatta rileggere anche a qualcun altro che può individuare “strafalcioni” grammaticali o di sintassi che hai potuto compiere e che potrebbero compromettere in modo irreparabile la candidatura.

  1. INFINE RICORDA
  • di essere conciso: la lettera di presentazione deve essere di max 300-400parole;
  • di formattarla in maniera adeguata: introduzione, corpo, conclusione;
  • la firma (in calce) e i dati personali quali e-mail, numero di telefono altri dati di base (in calce dopo la firma, o in alto a destra nell’intestazione);
  • inserisci un post scriptum se incisivo e di effetto perché l’occhio ricadrà automaticamente lì e verrà ricordato, se scritto bene, più di ogni altra informazione.

Ma questo non è tutto.

Hai idea di quante lettere di presentazione vengono inviate ogni giorno?

E sai quante di queste lettere passano sotto lo sguardo del selezionatore che sta prendendo in considerazione, tra le altre, anche la tua?

La risposta è: troppe!

Il che può essere un grosso problema, visto che in mezzo a tante e tante pagine sarà difficile che ricordi la tua.

Per essere credibili in ciò che scriviamo e nelle motivazioni che raccontiamo, occorre che esse siano autentiche, altrimenti non riusciremo a colpire nel segno. La lettera di accompagnamento al curriculum serve a comunicare tutto l’entusiasmo e la serietà con cui ti proponi per essere assunto da quell’azienda. E se questo entusiasmo – o almeno l’interesse – non è reale, ciò farà della tua lettera uno scritto freddo e standardizzato.

Chi ti legge deve avere non solo l’impressione, ma la netta convinzione, che tu abbia analizzato il mercato, che sia alla ricerca di un lavoro stimolante, che abbia accortamente valutato per quali aziende e in quali ruoli le vostre conoscenze e competenze siano più adatte e, infine, che quell’azienda rientra nel target che hai individuato.

Insomma, la lettera di presentazione e motivazione mostra al selezionatore che “hai fatto i compiti”, che hai le idee chiare e che per te la ricerca del lavoro non è solo un’operazione meccanica che ha come unico scopo quello di fare soldi, ma il processo, lungo e meditato, alla fine del quale speri di trovare un impiego che ti soddisfi e nel quale sarai disposto a dare il massimo.

Così facendo renderai la tua lettera unica e indimenticabile e riuscirai a farla spiccare nel mucchio di quelle che arrivano ogni giorno

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Sei un leader o un follower?

Nel mondo non tutti possono stare sul palco. Anzi, diciamoci la verità, il palcoscenico è sempre calcato da pochi attori, la maggior parte delle persone stanno giù a fare il pubblico.

Questo si applica perfettamente anche al mercato del lavoro.

Ci sono lavori in cui si devono gestire persone, avere relazioni gerarchiche, così come esistono dei lavori nei quali si deve solo eseguire. E nel dire questo non voglio dare alcun giudizio di valore, nessuna interpretazione o altro, voglio solo limitarmi ad esprimere un dato di fatto.

Un dato di fatto che ti è fondamentale conoscere per comprendere come posizionarti sul lavoro.

Perché, siamo sinceri, un follower non potrà mai svolgere bene un lavoro da leader, e lo stesso potrà dirsi per il leader: sarà difficile per lui svolgere un lavoro da follower. Per non parlare del fatto di quanto entrambi si sentiranno frustrati nello svolgere ruoli per i quali non sono portati.

Quando ero all’Università uno dei discorsi che sentivo spesso era quello di alcuni miei colleghi di corso. Puoi immaginare come succede: in una pausa al bar, ecco che si fanno discorsi sul futuro e su cosa ci si aspetta dal domani.

Uno dei discorsi che veniva fatto più di frequente da un mio collega era questo: “A me basta trovare un bel lavoro, tipo un lavoro in banca. Io faccio le mie ore e poi quando esco faccio ciò che voglio”.

Si tratta di un discorso che riscuoteva una certa popolarità, per questo restai abbastanza confuso quando, una volta laureato, decise di fare dei colloqui per posizioni dirigenziali.

Ne fece parecchi di colloqui e alla fine venne assunto e lì cominciarono i suoi problemi.

E tu, invece, cosa sei: leader o follower?

Ma soprattutto: sei pronto a ricoprire un ruolo in relazione al tuo essere leader o follower?

Devi sapere che una delle cose che ho notato più di frequente, magari quando dal vivo parlo di questo, è che chi si sente follower ha sempre una reazione un po’ risentita.

È un po’ come se la cosa non gli stesse bene, come se si sentisse non solo giudicato ma anche giudicato in modo negativo.

Il punto è che se non vuoi essere follower ma ancora non sei leader, devi ‘metterti sotto’ e sviluppare le qualità da leader.

Ma quali sono.

In questo articolo voglio presentarti delle risorse che ti aiuteranno ad essere sempre più un leader, in grado di dimostrare le proprie capacità anche in sede di colloquio di selezione.

 

In primo luogo un leader è in grado di lavorare per obiettivi, che sa portare a termine nei limiti di tempo che si è prefissato. Clicca qui per sapere come riuscire a realizzare i propri obiettivi.

 

In secondo luogo un leader deve saper comunicare in modo estremamente chiaro, e non solo, con la propria comunicazione deve essere in grado di motivarli quando è necessario. Se vuoi sapere come migliorare la tua comunicazione, clicca qui.

 

In terzo luogo, un leader deve essere in grado di ascoltare. Questo punto è fondamentale anche per l’aspetto precedente, infatti senza una buona capacità di ascolto risulta impossibile riuscire ad avere una buona comunicazione. L’ascolto attivo non è una dote di molti, il più delle volte va allenata. Se vuoi saperne di più clicca qui.

 

Quindi non importa che tu sia leader o follower, puoi cambiare questo stato in qualsiasi momento: certo, ci vuole allenamento e forse anche un po’ di sacrificio, ma se qualcosa non ti piace hai il potere di cambiarla già da adesso.

In questo modo, se vuoi un lavoro da leader, ti presenterai davvero preparato al prossimo colloquio, al punto tale che i selezionatori non potranno fare a meno di notare i tuoi cambiamenti.

 

In più, se vuoi altri trucchi ninja per superare il colloquio di selezione, clicca qui e preparati a scoprire ciò che i selezionatori professionisti non vogliono che tu sappia.

 

Chi ha la barba rischia di non essere assunto

Non lo dico io, ma l’ultimo studio pubblicato a riguardo dice che la barba ha in sé un messaggio sessuale. La parte davvero interessante è che questo messaggio non è tanto diretto alle donne, quanto agli uomini.

In che senso? Nel senso che risulta essere un segno ancestrale di forza che servirebbe a imporsi sui propri simili.

Questo concetto è stato spiegato da Tasmin Saxton, ricercatrice dell’Università Northumbria, in un articolo su The Conversatios: “Un certo numero di studi suggeriscono che gli uomini e le donne percepiscono uomini con la barba come più vecchi, più forti e più aggressivi di altri. E gli uomini dominanti possono ottenere maggiori opportunità di accoppiamento intimidendo i rivali a farsi da parte. Questo vale sia nei tempi moderni e in tutta la storia umana”.

Del resto lo aveva già capito anche Jean Cocteau che “Lo stile è un modo semplice per dire cose complicate”.

Il che se ci pensi non sempre è proprio una cosa vantaggiosa: se la barba può aiutarti nel corteggiamento, potrebbe allo stesso modo farti percepire negativamente da altri uomini. Qualcuno che, tanto per dire, non ti conosce e deve esaminarti per un posto di lavoro, potrebbe non apprezzare tale sfogo di virilità.

Negli Usa la discussione barba & lavoro si protrae da anni, con contributi anche di una certa rilevanza: il New York Post è arrivato a dedicargli un’inchiesta, dove si legge “Nel bene o nel male, ad alcune aziende la barba importa eccome, soprattutto in settori più tradizionalmente conservatori come banche e finanza”.

Diversi cacciatori di teste, intervistati dalla rivista, hanno confermato che in molti settori del lavoro verso la barba c’è un pregiudizio, cosa che per esempio non avviene nei settori più creativi, come la moda, l’hi-tech e la pubblicità.

Anzi, spesso le società di recruiting arrivano a consigliare ai candidati a una determinata posizione di tagliarsi la barba o perlomeno ridurne la lunghezza, prima di presentarsi al colloquio.

Anche il sito Career Directors, che associa alcuni careers coach e scrittori professionali di curriculum (ebbene sì, esistono, anzi noi ci occupiamo anche di questo), ha aperto un focus: “Barba sì o no al colloquio di lavoro? La risposta è sempre la stessa: dipende dall’azienda e dalle persone. Imploro i candidati di combinare un po’ di ricerca e di buon senso. In una società utopica, un candidato a un posto di lavoro viene giudicato solo per i titoli. Ma diciamo la verità, la gente continua a giudicare un libro dalla sua copertina”.

Alla fine la questione è sbarcata anche su Quora, il sito dove esperti di vari argomenti rispondono ai grandi dubbi del web. La domanda di un utente sul tagliarsi o meno la barba prima di un colloquio di lavoro, ha stimolato una serie di esperti di lavoro recruiting, che hanno dato risposte completamente diverse.

Questo è un ulteriore elemento che mette in mostra come anche il look possa essere decisivo durante un colloquio di selezione. Quando si affronta un colloquio di lavoro, infatti, l’abito giusto può fare la differenza.

Spesso la prima impressione è davvero quella che conta e dal momento che, come dice un vecchio detto, “non si ha una seconda possibilità per fare una prima impressione“, tanto vale giocarsi al meglio il primo incontro.

I primi secondi sono quelli decisivi, quelli in cui il cervello del selezionatore inquadra il candidato, effettuando già una prima scelta istintiva. Sentirsi a proprio agio con quello che si indossa fa sentire più sicuri di sé, e questa è una sensazione che viene automaticamente comunicata anche a chi è seduto di fronte a noi. Dopo i primi secondi, il colloquio si orienterà esclusivamente sulla comunicazione verbale: il vestito deve dare la giusta impressione e poi uscire di scena.

L’attenzione al dettaglio è diventato un fattore essenziale nel mondo del lavoro: occorre dunque trovare qualcosa che stia bene e che trasmetta un’immagine positiva di se stessi. I principi ispiratori nella scelta del giusto look devono essere essenzialmente due: ordine e accuratezza.

Qualunque cosa si decida di indossare, è importante che sia pulitostirato e privo di difetti: una macchia, un bottone che pende o, peggio ancora, uno strappo, sono assolutamente vietati e significherebbero il fallimento del colloquio. E’ nel dettaglio che il selezionatore individuerà il candidato più affidabile.

E al giorno d’oggi l’affidabilità è uno dei valori più importanti all’interno di un’azienda.

Ovviamente non esiste una regola generale: ogni azienda ha il suo abito.

Presentarsi al potenziale datore di lavoro con abiti non adatti alla situazione e al ruolo per il quale ci si sta proponendo può rappresentare un enorme ostacolo all’assunzione.

Un modo per essere sicuri di fare la giusta scelta in termini di abbigliamento potrebbe essere quello di informarsi adeguatamente circa l’azienda che ci ha chiamati a fare il colloquio, in modo tale da avere un’idea di come potremmo apparire una volta inseriti nell’organico: i più insicuri potrebbero addirittura recarsi preventivamente sul luogo di lavoro per osservare i dipendenti mentre entrano o escono e prendere atto di ciò che indossano.
Naturalmente, se veniamo a sapere che gli impiegati di quella determinata azienda indossano jeans e maglietta, sarebbe comunque meglio evitare di andare al colloquio in jeans e maglietta, prediligendo un abbigliamento più formale, senza esagerare. Presentarsi in giacca e cravatta in un ambiente dove tutti i dipendenti sono in pantaloncini e infradito, sarà certamente fuori luogo, pertanto meglio optare per una via di mezzo che comunichi senso di responsabilità e professionalità, indipendentemente dal settore lavorativo.

Insomma, l’abito ci dà la possibilità di fare breccia al primo colpo d’occhio, così da lasciare una forte sensazione positiva nel selezionatore, che con maggior probabilità, potrà dire a se stesso: “È questa la persona che sto cercando!”

Se vuoi conoscere altri segreti che ti aiuteranno a superare brillantemente il colloquio di selezione, allora clicca qui, puoi scaricare il libro con i segreti che gli HR non vogliono che tu conosca.

Come trovare lavoro in modo smart

Per molti andare alla ricerca di un lavoro è un po’ come sparare alla cieca nella speranza che si possa colpire qualcosa. Una strategia del genere può sicuramente portare (prima o poi) al raggiungimento dell’obbiettivo, ma di certo non è una delle più efficaci.

Spesso una buona pianificazione è la chiave del successo e la ricerca del lavoro non fa eccezione. Proprio per questo un buon atteggiamento smart in questa impresa è iniziare a chiarirsi alcune linee guida fondamentali prima di procedere alla ricerca vera e propria.

Di conseguenza è opportuno fare luce su quattro aspetti specifici.

  1. Definire l’obiettivo professionale. Ad esempio puoi chiederti: A che tipo di lavori aspiro? (Es. potresti desiderare di lavorare in una grande azienda, a contatto con il pubblico, all’estero, oppure preferisci un lavoro che ti fa restare in patria, con poche interazioni e centrato sulla ricerca).
  2. Individuare il ruolo. Poniti domande come: Quale ruolo vorrei ricoprire? In quale settore rientra quel ruolo? Quali sono le mie preferenze? Una cosa che è importante tu sappia è quali sono anche le azioni quotidiane connesse a quel ruolo. Si tratta di un’informazione fondamentale, dato che è l’unica che può davvero farti capire se è quello il ruolo che vuoi davvero.
  3. Fissare i tempi e le scadenze. Puoi ad esempio chiederti: Quanto tempo mi concedo per mettere in atto la mia strategia per propormi all’azienda? Quanti contatti voglio avviare ogni settimana? Il problema è che spesso ci diciamo cosa dobbiamo fare, ma in pochi mettono in agenda entro quanto vogliono fare questa cosa. Quando questo passaggio viene saltato, ecco che è probabile iniziare a procrastinare.
  4. Definire il luogo. Puoi chiederti: Qual è l’area geografica su cui voglio concentrare la mia ricerca? Anche solo per avere un’idea chiara sull’area in cui cercare le aziende a cui vuoi proporti è utile delineare una ben precisa geografia. Il contrario tende solo a far dispendere le energie.

Una volta fatto questo puoi iniziare ad usare gli strumenti a tua disposizione in modo mirato e preciso.

Ma quali sono gli strumenti a tua disposizione?

Voglio presentarti nelle prossime righe alcuni spunti sugli strumenti che compongono una strategia di impiego intelligente.

Il CV

Spesso la più grande lacuna da parte di chi cerca un impiego è proprio il saper scrivere un buon curriculum; un curriculum che sia in linea con gli obiettivi di carriera: la maggior parte dei selezionatori, infatti, dichiara che i candidati raramente hanno le idee chiare su cosa si vuole fare e di conseguenza presentano dei cv standard e anonimi.

Quindi, oltre alla correttezza formale che deve caratterizzare un buon curriculum, non bisogna dimenticare di adattare il cv alla richiesta.

Motivazione alla candidatura

Se il datore di lavoro richiede una lettera di motivazione, vale lo stesso principio esposto riguardo al curriculum: è necessario personalizzare ed adeguare il testo alle specifiche richieste dell’offerta di lavoro.

I canali per veicolare la candidatura

Un errore molto diffuso è quello di spammare ovunque il proprio cv, per qualsiasi tipo di posizione. Bisogna invece fare, prima di tutto, una valutazione sui canali più appropriati e poi cercare di capire se il proprio profilo è allineato con l’annuncio di lavoro

Il Piano B

Bisogna sempre approntare un piano B. Certo, bisogna essere tenaci nel perseguire il proprio obiettivo principale, tuttavia si possono scoprire altri mestieri, ad esempio, anche solo leggendo gli annunci sui siti web delle società di selezione.

Può anche accadere che quello inizialmente ideato come piano B si trasformi invece in una nuova strategia, per la ricerca di un impiego che si è scoperto essere ancora più allineato con il proprio profilo.

Una volta che hai eseguito ognuno di questi passi, sei pronto a farti largo nel mare delle offerte, con un profondo senso di direzione che ti permetterà di massimizzare il tuo tempo (concentrandoti solo sugli impieghi in risonanza con te) e aumenterà l’efficacia della tua presentazione. Infatti con questa chiarezza mentale e una strategia solida avrai molte più possibilità rispetto a tutti gli altri concorrenti.

Ma nel caso questo per te non fosse abbastanza, puoi trovare nuove idee sul libro ‘Vincere al colloquio di selezione’. Acquistalo adesso e inizia a lavorare nell’ufficio dei tuoi sogni!